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la Cavalcata delle Valli Orobiche :: vista da Dario Agrati

Protagonista tra protagonisti, 

per una simpatica giornata di vita spericolata

 

Alcuni la definiscono una semplice scampagnata di fine stagione in sella alla propriail reporter Dario Agrati moto da "vivere" fino in fondo con il migliore amico. Altri una gara un po' folle per gli ingorghi che si creano lungo le viscide e strette mulattiere del percorso. Chi la definisce ancora un'avventura entusiasmante, che una volta tanto nella vita aiuta finalmente a sentirsi un vero protagonista tra tanti grandi protagonisti. Per la  maggior parte dei partecipanti, infine, una volta che si è giunti al traguardo, resta e sarà sempre la più bella corsa di moto del mondo.

 

Una storia di uomini, una storia di piloti e semplici appassionati di fuoristrada fatta di tanta passione, fatica, sudore, ma che in questa magica giornata di metà novembre è sempre riuscita a esaltare al massimo lo spettacolo, conquistando l'affettuoso abbraccio di tutti i suoi protagonisti.

Parole, frasi, pensieri, una miscela di sensazioni per cercare di dire in poche parole cos'è per me questa manifestazione. Una corsa a cui anch'io ho partecipato alcune Dario Agrati con Kari Tiainen volte con lo stesso spirito che anima tanti "fermi" dell'enduro. Una giornata da vivere fino in fondo col pensiero rivolto a un qualcosa di esagerato, a una vita spericolata. Libertà di azione, divertimento, scommesse, grignate (risate), contatto con un ambiente dove i partecipanti devono confrontarsi e superare le difficoltà della natura.

 

Ecco perché la Cavalcata delle Valli Orobiche continua a piacere. L'agonismo fatto  per lo più di scommesse tra amici o di sfide nate per scherzo, alla "Cavalcata" si mischiano con il più puro dilettantismo. La parola d'ordine per tutti non è vincere o arrivare tra le prime coppie classificate, ma solo di giungere al traguardo. Dopo la fatica ci sarà un premio uguale per tutti: una medaglia ricordo, un pettorale, qualche coppa per i gruppi più numerosi e poi ancora tante strette di mano, un brindisi generale a base di "vin brulèe" accompagnato da salsicce alla brace, polenta, castagne e panini imbottiti con un arrivederci all'anno prossimo.

 

"E' stato bello", "Mi sono divertito", "Se non fossi caduto ... sarei arrivato tra i primi ottocento". Questi con ogni probabilità i vostri commenti a fine gara. Tutti sarete però riusciti a sognare. Non però dei sogni fatti di parole, ma di vita vissuta. Di voglia di divertirsi in una semplice passeggiata tra le Valli Bergamasche. Avrete dovuto sopportare il freddo, la fatica. Avrete sudato e sputato l'anima. Magari imprecato e poi sorriso. Ma avrete vissuto una splendida avventura, provando il gusto del coraggio, del brivido, del rischio, dell'amicizia. Avrete vissuto per un giorno la vostra vita spericolata.

 

Ma avrete vinto la vostra gara. Perché arrivare in fondo col vostro amico alla "Cavalcata", vuol dire vincere anche se si è arrivati ultimi.

 

 

Dario Agrati

 

 

 


 

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