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Erano
sicuramente intorno alle quattromila unità i
motociclisti che domenica hanno partecipato alla
Cavalcata delle Valli Orobiche, 41° capitolo della
regina delle non competitive del settore. Le
iscrizioni ufficiali, però, elaborate ieri dagli
organizzatori
del Moto Club Bergamo, sono un po’ meno lusinghiere,
anche se si tratta sempre di cifre da primato. Hanno
infatti regolamente completato la loro registrazione
3.060 centauri, 1.400 dei quali stradisti, 1.048
enduristi, 393 trialisti, 148 possessori di moto
d’epoca e 71 ciclomotoristi.
Nella storia della manifestazione, il cui esordio
risale al 1961, è stata questa la quinta volta in cui
è stato superata la fatidica quota 3000, una soglia
considerata a rischio per il soddisfacente risultato
di ogni aspetto della festosa kermesse autunnale. E in
effetti - accanto a molti commenti entusiasti - non
sono mancate le critiche all’indirizzo della regia
organizzativa.
"Siamo
stati interi quarti d’ora in coda" le più
frequenti lamentele "prima sui sentieri più
difficili, a causa di qualcuno che ha bloccato il
passaggio non riuscendo più a proseguire, poi
all’arrivo, per poter consumare il pasto al ristoro
finale, presso il Palasport di Valbondione".
"In molti casi non abbiamo potuto percorrere il
tracciato previsto per noi" le altre frecciate,
soprattutto degli enduristi "perchè a causa
degli intoppi venivamo dirottati altrove o dovevamo
tornare indietro e tagliare parte dell’escursione.
Così facendo la parte di fuoristrada si è
ulteriormente ridotta, era già inferiore al 70 per
cento pubblicizzato, è diventata al massimo del 50
per cento, un po’ poco per quanti arrivano apposta
da mezza Italia".
Molte
proteste hanno riguardato in particolare i
"cavalieri" presentatisi con i quad,
innovativi mezzi a quattro ruote, ovviamente più
ingombranti delle moto. Sono stati accusati di aver
stoppato il passaggio di tutti nei punti critici.
"Non è stata colpa nostra" tiene a
precisare Vincenzo Domingo, della sezione di Bergamo
che riunisce questi appassionati "alla vigilia
della Cavalcata avevamo preso
accordi con l’organizzazione per prendere parte alla
manifestazione insieme agli enduristi. Nei punti dove
avremmo incontrato difficoltà erano state studiate
alternative, ci è stato detto, e si sarebbe
provveduto a farcele evitare con apposite
segnalazioni. Nella realtà queste deviazioni non
c’erano e nessuno ce ha indicate, così ci siamo
ritrovati in punti impossibili da superare per i
nostri mezzi. Abbiamo fatto di tutto per non rovinare
la festa ai motociclisti ma in qualche caso non ci
siamo proprio riusciti. In qualche punto abbiamo
dovuto praticamente caricare a spalla i nostri quad
per tornare sui nostri passi, in un sentiero
addirittura un contadino voleva farci pagare il
pedaggio per poter transitare! Robe dell’altro
mondo!".
"Probabilmente
non hanno tutti i torti" la replica del
presidente del Mc Bergamo, Andrea Gatti "è
probabile che nelle nostre intenzioni volessimo
dirottarli su tratti alternativi ma che poi,
all’atto pratico, bivio dopo bivio, non ci fosse il
personale istruito al meglio e che le loro indicazioni
siamo risultate inesatte. Dai nostri conti stiamo
comunque parlando di meno di trenta mezzi. Per il
futuro dovremo però tenere conto anche di
questa nicchia di appassionati".
Va
anche precisato che da parecchio tempo la Cavalcata
non è più solo sinonimo di fuoristrada. I gruppi
stradali hanno effettuato regolarmente e felicemente
la propria gita, quale scooterista in sella a 50 un
po' elaborati è arrivato al traguardo addirittura
alle 11.20, neppure due ore dopo essere partito, gran
parte degli stradisti hanno raggiunto Valbondione
prima che al punto di ristoro si scatenasse il caos,
quasi duecento partecipanti, che hanno scelto di
iscriversi con anticipo, hanno vinto altrettanti
premi, i più fortunati una bici Scott, caschi e
motogiacconi di qualità.
Si
può comunque certamente fare meglio e di più.
Prevedere più punti iscrizione, un ristoro finale
ancora più maxi, percorsi enduro dove non si resti
imbottigliati, magari partenze più scaglionate e via
di questo passo, facendo tesoro per il futuro di ogni
osservazione costruttiva.
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