Cavalcata delle Valli Orobiche 199736^ edizionedomenica 9 novembre
LA PIOGGIA E IL FREDDO DIMEZZANOIL PLOTONE DI MOTOCICLISTI
Tempo da lupi, come non si ricordava da lustri, alla Cavalcata delle Valli Orobiche che si è vista trasformata da festosa e spensierata escursione a coppie di fine stagione in avventura per centauri indomiti e temprati. La manifestazione orchestrata dal Moto Club Bergamo, tante volte alleata della cosiddetta estate di San Martino, ha dovuto fare i conti con pioggia, freddo, vento, foschia e anche neve, insomma con tutti i peggiori nemici dei motociclisti, che ne hanno cambiato la fisionomia e ridimensionato la partecipazione.
Gli appassionati regolarmente iscritti sono infatti risultati circa 1400, la metà rispetto alla media degli ultimi anni, in particolare hanno dato "forfait" (come si temeva alla vigilia) i tre gruppi turistici, ovvero stradisti, scooteristi e possessori di mezzi d'epoca. "Era dal '71 che non ricordo un'edizione così avversata dalla pioggia" ci ha detto l' ex campione di regolarità Edoardo Dossena "qualche volta c'era stato qualche acquazzone ma sporadico, qualche volta era iniziato a piovere a metà giornata, quest'anno acqua a catinelle dall'inizio alla fine. E pensare che sabato sera il cielo era sgombro di nubi e pieno di stelle".
"Siamo comunque soddisfatti" ha affermato a caldo Andrea Gatti, il presidente del Moto Club Bergamo e primo coordinatore dell'avvenimento "ogni tanto a metà novembre si può incappare nella giornata storta. Dispiace però che buona parte del lavoro preparato sia stato vanificato e che i motociclisti intervenuti abbiano potuto usufruire solo di una parte dei servizi previsti". In effetti, soprattutto gli enduristi, puntualmente i più numerosi (circa ottocento), hanno affrontato un tracciato molto differente rispetto al programma. Sono state eliminate ambedue le zone fettucciate in stile prova speciale predisposte a Rogno ed in prossimità del traguardo e sono stati eliminati parecchi tratti fuoristrada. Il canovaccio della Cavalcata è stato in ogni caso rispettato: al via tutti hanno ricevuto cartina del percorso e pettorale, all'arrivo hanno avuto medaglia-ricordo, opuscolo fotografico e adesivi e hanno consumato il pranzo al coperto, sotto le tensostrutture preparate al Centro sportivo di San Lorenzo di Rovetta.
C'erano anche punti di ristoro intermedi, come ogni non competitiva che si rispetti: a Villa di Lozio, vicino alle maggiori asperità per gli enduristi; a Sant'Antonio per i trialisti (circa 350); a due passi dalla Acerbis di Albino per gli altri tre gruppi, gli stradisti (circa 170), i collezionisti d'epoca (una sessantina) e gli scooteristi (solo sedici). Ma praticamente ogni bar, ponte o galleria si è trasformata in un gradito rifugio e ogni cosa con qualche proprietà impermeabile è diventata un indumento in più col quale cercare di ripararsi dalle intemperie. Tutti fradici e infreddoliti, insomma, alla meta, ma soddisfatti per aver compiuto un’impresa che non si dimenticherà facilmente.
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