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Clusone - 18 e 19 maggio
cronaca primo giorno
Due titoli mondiali
assoluti in fila non si vincono per caso. Juha Salminen è
un campione, questo è certo, e un vero campione di enduro
deve poter vantare una vittoria assoluta nella gara più
prestigiosa, la "Valli Bergamasche". Detto fatto.
L’asso finlandese di Vanta, 25 anni, punta di diamante
dello squadrone Ktm, ha colto l’occasione e oggi - nella
1a tappa della 38a edizione della competizione made in
Bergamo - ha colmato la lacuna con una prestazione
straordinaria: ha vinto 11 speciali su 14 ed ha piegato il
grande avversario, il fuoriclasse australiano Stefan
Merriman. Il "canguro" della Husqvarna partiva coi
favori del pronostico, a far lievitare le sue azioni era
stata la sua prova di forza nello scorso fine settimana nel
Gp di Francia. In realtà era partito bene, aggiudicandosi
la 1a prova speciale, dislocata presso Fiorine, ma poi nulla
ha potuto contro lo scatenato rivale, col quale è in lotta
sia per il titolo assoluto che per quello della classe 400 4
tempi. I riscontri cronometrici parlano chiaro: 36 i secondi
fra i due. La voglia di riscatto dello sconfitto (vincitore
della Valli ’99, non dimentichiamolo) renderà sicuramente
elettrizzante anche la tappa di domani. Nell’assoluta ha
chiuso 3° un altro finlandese, Samuli Aro, a segno nella
classe 250 2t, cilindrata dove ha fatto faville il cuneese
Jarno Boano, riuscito a concludere in 2a posizione (e sesto
assoluto, primo degli azzurri), un ottimo risultato se
consideriamo che nella graduatoria provvisoria occupava alla
vigilia il 7° posto. Secondo posto di classe (nonchè 7°
assoluto) anche per il numero uno dell’enduro bergamasco,
il gorlese Giovanni Sala, grande beniamino del folto
pubblico che ha seguito con entusiasmo l’avvenimento in
tutti i punti più coinvolgenti. Per lui è stato un finale
al fotofinish, basti pensare che ha preceduto lo svedese
Carlsson per qualcosa come 5 centesimi di secondo, e questo
dopo aver disputato 14 tratti cronometrati per un totale di
oltre un’ora di discriminanti. Che beffa sarebbe stata
perdere l’argento, nella gara di casa, per così poco!
Niente da fare, invece, per la vittoria, il 5 volte iridato
Anders Eriksson, svedese, è veramente troppo veloce, mentre
il finlandese Ahola, secondo della provvisoria, penalizzato
da un’avaria meccanica, ha alzato bandiera bianca. Giù
dal podio il nostro giovane più promettente, Simone
Albergoni, quinto nella 125 dove hanno dato spettacolo lo
svedese Larsson e il francese Germain. Nel loro caso anche
il fotofinish sarebbe stato insufficiente, a dividerli è
stato solo un centesimo di secondo, roba da Guinness!
Limitato anche il distacco del terzo, il leader Silvan,
altra stella finlandese, indietro di due secondi. La 250 4t,
infine, è andata al solito svedese Bergvall, 2° Edmondson.
Come era stato facile prevedere, insomma, non è maturata
alcuna vittoria azzurra però il fascino della Valli ha
inserito una marcia in più a molti dei nostri ed i
risultati sono decisamente più confortanti rispetto alle
precedenti prove in Spagna, Portogallo, Grecia e Francia. La
manifestazione è stata all’altezza della sua fama, il
direttore di gara Renzo D’Adda non ha dovuto apportare la
benchè minima variazione al programma, le cinque prove
speciali sono una più bella e spettacolare dell’altra
(oggi verranno ripetute per un totale di 13 riscontri
cronometrici), la novità "trialera", la zona
assai accidentata inserita a fine corsa in via sperimentale,
ha richiamato un pubblico da stadio ed è proprio risultata
coinvolgente come si prevedeva. Molti dei migliori non hanno
rischiato e l’hanno affrontata in surplas, per la cronaca
(non valeva per la gara ma assegnava interessanti premi in
denaro) ha vinto il britannico Knight su Bazzurri e Scovolo.
LE INTERVISTE A CALDO
- "Che brivido quando al traguardo mi hanno detto che
forse avevo perso il secondo posto per pochi decimi!" .
E’ di Giovanni Sala il primo dei commenti raccolti a
caldo, all’arrivo della prima tappa. "C’erano
pareri discordanti tra i cronometristi del mio team e quelli
di un altro, per fortuna è andata bene. La gara è stata
proprio bella, mi preme sottolineare il tifo del quale ho
potuto godere, davvero da favola. Colgo l’occasione per
ringraziare tutti i miei estimatori, mi hanno proprio fatto
dare il massimo." - Anche alla trialera è stato fra i
pochi big che non si sono tirati indietro... "Come si
fa, con tali incitamenti io non riesco ad abbassare il gas,
è più forte di me, del resto si meritavano tutto il mio
impegno, no?". Tra i passaggi più tribolati, invece,
quello del bresciano Botturi, alla fine 5° nella 400 4t.
"Volevo sfruttare al meglio un doppio salto, se andava
bene guadagnavo un paio di secondi, non ce l’ho fatta e la
moto mi è scappata via" spiega l’ex nazionale di
rubgy "comunque non mi sono fatto un graffio, e domani
mi sa che si riprovo". "Non sono molto
soddisfatto" afferma il giovane Albergoni. Puntava al
podio e ha chiuso quinto. "Sono stato troppo
discontinuo, in alcune prove andavo benone, in altre perdevo
troppo tempo, così facendo non si va troppo lontano. In
particolare ero troppo teso nelle prime speciali, ho sentito
troppo la gara, poi, per fortuna, mi sono un po'
sbloccato". Ovviamente felice, invece, Salminen, il
vincitore assoluto, allievo prediletto del pluri-titolato
Tiainen:"è stata una gara lunga, impegnativa, con bei
percorsi in montagna, mi è proprio piaciuta. Oggi ero
proprio in forma, mi piacerebbe proprio fare il bis anche
nella seconda tappa anche perchè superare Merriman proprio
alla Valli è una soddisfazione speciale."
"Stavolta Salminen è stato davvero bravo" ha
detto l'australiano "non ho alcuna scusante o
recriminazione. Ovviamente non ho gradito di essere stato
battuto e intendo rifarmi."
LE IMPRESSIONI
DI DONATELLA TIRABOSCHI
INVIATA DEL QUOTIDIANO "L'ECO
DI BERGAMO"
PER LA PRIMA VOLTA SPETTATRICE DI UNA GARA
DI ENDURO
Benvenuti a Clusone, la Monza dell'enduro. A
dominare non è il rosso del Cavallino, ma il giallo che sta
a metà tra lo sponsor e le infinite declinazioni delle
tute, gusci di pelle, caschi e occhiali colorati di nuova
generazione (anche quelli gialli, in omaggio a Vasco Rossi)
che li riparano dai moscerini, immergendo i motociclisti in
un mondo psichedelico. Benvenuti alla festa della moto.
Troncatura del prosaico motore che implica suggestioni che
attengono al cuore profondo del mezzo: qualcosa che si muove
nell'aria e nel vento, come un pensiero, una cavalcata di
libertà.
Un ronzio come
elemento caratterizzante, come l'odore dell'olio di cui il
pianoro delle Fiorine è intriso. Essenza, profumo
inconfondibile, per chi sa godere del perfetto cambio di un
motore intonato dal carburatore pulito, o dall'innesto
facilitato delle marce regalato, appunto, dal cambio
dell'olio del carter. Il "budello" della prima
prova, sagomato che sembra una montagna russa, è l'apoteosi
del muoversi intenso di questa specialità, una parentesi di
ebbrezza controllata e "guidata". Cavalcare la
moto, diventare un centauro inafferrabile, sentire l'energia
del motore...I ragazzi stravedono per quelle impennate, i
dossi che proiettano a due metri da terra , vivono
quell'euforia motociclistica che scaturisce
dall'accelerazione della ripresa. Non a caso centinaia di
persone sono abbarbicate sul punto più alto della prova, là
dove il percorso segna un'ellisse su una pendenza che deve
superare di un bel po' il venti per cento. Novelli superman,
i motociclisti atterrano come molle, cadono sempre in piedi,
riagguantando la moto che sembra sfuggire al controllo. Si
rialzano subito in piedi, anche se cadono all'indietro e non
indossano una tuta dotata di air bag a protezione della
schiena che si apra in caso di caduta. Astuzia, ripresa,
velocità e irriverenza. Ma anche conoscenza dei propri
limiti, osare controllando. Chi cavalca la moto è
proiettato in una dimensione unica, sempre in bilico tra la
percezione di se, del proprio mezzo, e la rivalsa nei
confronti dell'ostacolo, della curva angolata, del dossello
malefico. Il tifo, che si insinua tra le strisce colorate
del tracciato, è attento e competente. E' un tifo euforico,
sovreccitato perché non capita tutti i giorni di assistere
a certe prove. Occhieggiano, qua e là, striscioni di
incitamento, lenzuola dipinte alla buona: benedizioni a
Passeri "Che la forza sia con te" e una
constatazione scherzosa "Marco sei forte ma sei dopato".
cronaca
secondo giorno
L’enduro è uno
sport di nicchia, seguito da un numero limitato di
appassionati, ma quando si intreccia con la Valli
Bergamasche riesce a trasformarsi, si rigenera andando a
recuperare tutti quanti - prima o poi - lo hanno
frequentato, tutti quanti - in mezza Europa - lo amano e lo
seguono, sfoderando così la forza di un grande evento. E’
successo anche in questo fine settimana, alla 38a replica
del gioiello targato Moto Club Bergamo, ospitato
nell’altipiano clusonese e in Val Borlezza, valevole quale
5a prova del mondiale 2002. Complice il bel tempo (la temuta
pioggia è arrivata solo intorno alle 13, a giochi ormai
quasi fatti), è stata una grande festa, ha coinvolto
migliaia e migliaia di spettatori, ha proposto quanto di più
aggiornato questa disciplina fuoristrada è oggi in grado di
esprimere, ha saputo tenere vivo l’interesse grazie ai
duelli tra i tanti campionissimi che la animano. Se ieri, in
occasione della 1a tappa, ci si era stupiti delle oltre 10
mila presenza lungo il tracciato di gara, oggi la corsa ha
saputo essere ancora più coinvolgente, in tutte le cinque
decisive prove speciali si sono assiepati in tantissimi, ai
passaggi degli azzurri e dei migliori trombe e incitamenti
erano più da stadio che da polverosi e improvvisati
circuiti ricchi di saliscendi mozzafiato. Alla conclusiva
"trialera", l'anomala prova in linea su percorso
molto accidentato, si è raggiunto l'apice e neppure la
pioggia ha spento il fuoco di tale incredibile passione.
Qualche inconveniente la pioggia lo ha comunque creato. La
prova speciale numero 11 (alle porte di Clusone, denominata
Fiorine Tamoil) è stata giocoforza modificata (un passaggio
era diventato improbo) e poichè l'operazione è stata
effettuata dopo i primi passaggi è stata - per evitare
discriminazioni - annullata. Sempre la pioggia ha poi
penalizzato i concorrenti partiti più tardi che hanno
trovato i sentieri ed i "cross test" del percorso
più dissestati e non hanno potuto dare filo da torcere a
quanti li avevano preceduti. Ne hanno risentito i cosiddetti
"outsiders", le "wild card", quanti non
possono o non vogliono correre tutto il campionato mondiale
e si limitano a partecipare al Gp casalingo venendo inseriti
alla partenza dopo i primi di ogni classe.
Come già sabato, l’indiavolato finlandese Juha Salminen,
già campione mondiale assoluto nelle due ultime stagioni,
ha dimostrato di essere una spanna sopra tutti, ha infilato
il migliori riscontri cronometrici in quasi tutte le prove
speciali, l'abituale avversario Merriman si è innervosito
commettendo qualche errore e così per le altre posizioni
del podio assoluto hanno trovato visibilità gli altri due
finnici Anders Eriksson e Mika Ahola, rispettivamente primo
e secondo nella 500 4 tempi. Il vincitore assoluto delle due
giornate, dedurlo è semplice, è stato così Salminen, è
lui il nuovo campionissimo entrato nella storia di questa
competizione. La sua forza? Un azzecato cockatil di tecnica
sopraffina, tanto talento, molta modestia, intensi
allenamenti, un maestro del calibro di Tiainen (il pilota più
titolato della specialità). Dietro di lui molto staccati
gli azzurri ma anche ieri, comunque, qualche bella
soddisfazione non è mancata. Giovanni Sala, al solito non
si è risparmiato, ce l'ha messa tutta per ben figurare ed
è riuscito a conquistare la quarta piazza nella
combattutissima classe 500 4 tempi, davanti hanno chiuso
Eriksson, Ahola e a Carlsson, battuto sabato per un'inezia.
Nell'assoluta di classe dei due giorni è risultato terzo.
Bravo pure il cuneese
Jarno Boano, terzo nella 250 2 tempi. Per lui due podi alla
Valli, niente male come bilancio, sabato solo Aro aveva
fatto meglio, ieri anche Laaksonen è riuscito a stargli
davanti. "E pensare che in una prova speciale lo avevo
raggiunto e quindi gli ero passato davanti nella classifica,
poi una scivolata mi ha rovinato la festa" ha spiegato
il pilota della Honda. Senza l'esclusione della speciale 11
sarebbe stato secondo della classe 125 Simone Albergoni,
invece si è dovuto accontentare della quinta piazza. La
stoffa, in ogni caso, non manca, prima o poi questo ragazzo
saprà probabilmente raccogliere l'eredità dei campioni
attuali. A primeggiare nella minima cilindrata è stato il
finlandese Petteri Silvan, un po' a disagio lo svedese
Larsson, preceduto anche dal francese Germain e dall'altro
finlandese Pohjamo. Subito dietro Albergoni ecco Ivan Boano,
fratello minore di Jarno. Senza storia la classe 250 4
tempi. In questo gruppo fa il bello e il cattivo tempo lo
svedese Peter Bergvall, non riescono proprio a contrastarlo
nè il polacco Oblucki nè il connazionale Gustafsson. Un
altro confortante 5° posto, nonostante sia un privato, ha
portato a casa il privato comasco Riccardo Fermi, bene anche
Giuseppe Canova, castionese, 6°, che ha ben sfruttato il
fattore campo. Altri italiani che meritano una segnalazione
Mario Rinaldi, 6° nella 500 4 tempi, e Arnaldo Nicoli,
coriaceo conduttore di Ardesio, 9° e primo degli italiani
nella 400 4 tempi. In questo gruppo si è invece ritirato il
bresciano Botturi. E la trialera? Sembrava cucita addosso al
britannico Knight che, per consolarsi del risultato non
proprio brillante in gara, ha centrato una bella doppietta e
si è intascato il premio più consistente messo in palio
(1000 euro al giorno). Ma perchè il premio? Per stimolare
l'impegno anche da parte di quanti - non contando i tempi
per il campionato - avrebbero finito per snobbarla,
procedendo a rilento per non incappare magari in qualche
caduta capace di pregiudicare tutto. Diversi, invece, gli
altri con lui su questo podio. Sabato sono risultati 2°
Bazzurri e 3° Scovolo, ieri - udite udite - ha concluso 2°
l'insaziabile Salminen mentre 3° si è piazzato Jarno Boano.
Festose le premiazioni finali con tutti i piloti da podio
riuniti con, ovviamente, Salminen sopra a tutti. Finalmente
rilassati i primi artefici della riuscita manifestazione, il
presidente del Moto Club Bergamo Andrea Gatti e il direttore
di corsa Renzo D'Adda, soddisfatto anche il primo sponsor
Franco Acerbis, un po' emozionati tutti i 400 addetti che
hanno dato il loro contributo affinchè ogni ingranaggio
della complessa macchina organizzativa funzionasse, hanno
svolto un lavoro tanto impegnativo quanto oscuro ma per la
"Valli" - chi ama l'enduro - qualche sacrificio lo
fa sempre volentieri.
LE INTERVISTE A CALDO
- Se ieri all’arrivo i piloti si presentavano
stanchi, oggi erano quasi stremati. Gli ultimi chilometri
del percorso - reso ancora più insidioso dalla pioggia - si
sono rivelati micidiali. "Si, è stata davvero
dura" ha esclamato Mario Rinaldi, il primo a riporre il
proprio mezzo nel parco chiuso, intorno alle 14 e 28
"l’infortunio patito ad inizio stagione, a causa del
quale ho saltato alcune gare, mi condiziona ancora...e poi
con la nuova cilindrata, la 500 4t, non è ancora scattato
il feeling, non rendo come potrei, probabilmente ho bisogno
di un’altra stagione di rodaggio". Pochi secondi ed
arriva Giovanni Sala. Tra i due c’è una sana rivalità
sportiva ma sono grandi amici, quanto avvenuto tre anni fa -
con Sala che gli ha soffiato il titolo in zona Cesarini a
parità di punti - è dimenticato. "Hai visto che ti ho
salutato durante la prova speciale?" gli chiede infatti
l’asso bergamasco. "Certo" è la sua risposta, e
io ti ho risposto alla curva successiva!" E giù a
ridere. Se questa è antipatia! Poi Sala si fa serio e
prende ad analizzare la gara. "Sono certamente andato
meglio ieri, ho sofferto soprattutto il formarsi di profondi
canali nelle curve delle discriminanti. Quando devo
adattarmi alle traiettorie degli altri mi innervosisco e
rendo assai meno. Non importa, sono comunque soddisfatto, ho
avuto tutto il pubblico - davvero straordinario - dalla mia
parte e questa è una cosa che mi fa sempre tanto
piacere". Sorridente Ahola, costretto al ritiro sabato,
ieri strepitoso. "Ho fatto una gran fatica a prendere
il giusto ritmo" dice "ma quando ho capito
l’antifona e affrontato le curve e i salti nel modo
adeguato mi sono proprio piaciuto, andavo proprio forte e
nelle speciali conclusive sono riuscito a rosicchiare un bel
po’ di secondi ad Eriksson". "Oggi è andata
proprio meglio" esclama poco dopo Simone Albergoni,
l’astro nascente dell’enduro Bg "ma non chiedetemi
come mai, non so spiegarmelo. Ho sempre battagliato per le
prime posizioni, sul podio ci sono di sicuro. A proposito
della trialera, la novità di questa Valli, io non sono tra
i più entusiasti , è certamente positiva per lo
spettacolo, meno per noi piloti". Ed eccoci ai due
grandi primattori di questa 38a Valli, il finlandese
Salminen e l’australiano Merriman. "Mi sa che questo
Gran premio è stato quello della svolta" spiega felice
l’asso di Vantaa "adesso nell’assoluta ho allungato
mentre nella classifica provvisoria della classe Merriman è
ad un passo...e le prossime due gare si disputeranno in
Scandinavia. Oggi ho proprio attaccato, l’idea era di
stuzzicare Merriman e magari fargli commettere qualche
errore nel tentativo di prendersi la rivincita della prima
tappa". La mossa pare aver funzionato. "Sono
scivolato in un paio di prove speciali ed una volta mi si è
anche spento il motore" spiega infatti il
"canguro" volante. Il suo bilancio, pur positivo,
non rispecchia ovviamente quelle che erano le sue attese
della vigilia, diventare un doppio vice per un pilota della
sua caratura equivarrebbe ad una sconfitta. Con la visiera
del casco rotto ecco al traguardo Jarno Boano. "Che
botta, ragazzi" esclama "ho sbattuto contro il
palo della fotocellula all’arrivo dell’ultima speciale,
quindi praticamente all’ultima curva che conta della gara.
Non mi sono fatto niente ma sono ancora frastornato. Tra le
tante cose che ho apprezzato di questa bellissima gara mi
preme segnalare il tifo imparziale dei tifosi, c’erano
incitamenti per tutti gli azzurri in lotta per i primi
posti, non solo per i piloti di casa".
il giorno dopo, un
bilancio straordinario
Quando una
competizione richiama quasi 250 concorrenti da mezzo mondo,
quando sono in migliaia ad accorrere a gustarsela, quando i
momenti di spettacolo si susseguono a ritmo incalzante,
quando anche chi la segue per la prima volta ne resta
affascinato, allora significa che una manifestazione è
davvero speciale. E’ il caso della Valli Bergamasche, la
regina delle gare di enduro, tornata alla ribalta lo scorso
fine settimana a Clusone e dintorni per festeggiare il 38°
compleanno, proporre il 5° appuntamento mondiale 2002 e
indicare chi sono gli attuali marziani della specialità.
E’ stata una gara, una gran gara, ma anche una festa, una
gran festa, chi voleva sapere a che punto è l’enduro
moderno e come sarà prossimamente ha avuto quasi tutte le
risposte. Ci saranno più prove speciali (sabato erano 14,
domenica 13 poi diventate 12 causa pioggia), ci sarà la
trialera, la prova su tratto molto accidentato, ci saranno
trasferimenti un po’ meno impegnativi, ci saranno i
tecnici giusti ai posti giusti, saranno scelte località di
una certa risonanza. "Anche altre prove del mondiale
sono state ben organizzate ed hanno proposto ottimi
tracciati" sottolinea Fabrizio Azzalin, team manager
dello squadrone Husqvarna "ma in alcuni casi ci si è
ritrovati in paesini sperduti sulle colline e completamente
sconosciuti.
Quando invece parli di Clusone è un po’ come
nominare Assen o Jerez in campo velocistico, in questi posti
trovi un’atmosfera inimitabile, qui l’enduro è
tradizione, è storia, è costume. Quando parli della Valli
è come nominare la Dakar in campo rallistico,
nessun’altra gara sa sprigionare lo stesso fascino".
E’ tale il suo prestigio che nei piloti suscita tensioni
mai provate. Ne abbiamo avvicinati una decina alla partenza
della prima tappa, tutti erano inquieti. Giovanni Sala, 20
anni di carriera e cinque iridi sulle spalle, in
particolare, ci ha detto:"sono teso come la corda di un
violino, mi sembra di essere un cadetto alle primissime
gare, non vedo l’ora di poter dare gas alla prima speciale
così magari mi sblocco!". Ma volendo proprio trovare
il pelo nell’uovo il percorso non era proprio da Valli doc,
secondo i puristi della specialità era un po’ troppo
facile. "Ci volevano la zona di Plarina e la Valle di
Sant’Antonio" ci ha detto l’ex campione Gianmario
Facchinetti "ma temo non sia stata una scelta quanto
uno stop per mancanza di permessi. Peccato, per una gara di
tale caratura si poteva anche chiudere un occhio. Fra
l’altro, su quei terreni, si sarebbero anche favorite
maggiormente le caratteristiche tecniche degli
azzurri".
E la grande innovazione trialera? Come ogni
mutamento ha generato consensi e perplessità, spunti
critici e consigli. "E’ una discriminante che si
intende introdurre allo scopo di privilegiare le capacità
ed il coraggio dei piloti piuttosto che la competitività
dei mezzi" spiega Walter Giupponi, il responsabile
federale dell’enduro" "avrà magari bisogno di
qualche aggiustamento ma sono certo che dal 2003 la
ritroveremo ad ogni gara. Rientra in un contesto di tante
altre variazioni studiate allo scopo di rendere sempre più
interessante e al passo coi tempi questa disciplina. Tra le
altre cito la riduzione delle classi, lo sconfinamento fuori
Europa con la tappa 2003 in Marocco, la riduzione dei
partecipanti privilegiando solo i veramente capaci, la
ridenominazione della Sei Giorni in Enduro delle
Nazioni." "Non è una brutta idea quella della
trialera" è il parere di Tullio Masserini, altro ex
campione, uno che mastica di moto da quasi 50 anni "non
la inserirei però al termine del primo giorno. Si rischia
di farsi male e condizionare anche la tappa successiva.
Anche l’aiuto esterno dei due meccanici non mi
convince."
Un plauso, per chiudere, merita l’intera
struttura organizzativa del Moto Club Bergamo, un grazie
agli speaker che hanno reso più comprensibile
l’avvenimento ai meno esperti, un bravo ai responsabili
delle prove speciali che hanno realizzato ottimi tracciati,
un bel 9 ai cronometristi alle prese con 29 riscontri in due
giorni, un grazie lo stesso ai piloti azzurri che ce
l’anno messa tutta per cercare di sconfiggere gli assi
scandinavi, al momento davvero troppo forti.

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